Cooperative di comunità: due proposte di legge in Lombardia
A Palazzo Pirelli, due consiglieri hanno depositato, lo stesso giorno, due proposte di legge sulle Cooperative di comunità.
Il 20 maggio scorso, a Palazzo Pirelli, due consiglieri hanno depositato, lo stesso giorno, due proposte di legge sulle Cooperative di comunità. E’ il segnale che un modello di produzione del welfare territoriale sta guadagnando legittimità trasversale.
Cosa sono le cooperative di comunità
Sono forme organizzative ibride, collocate all’intersezione tra impresa, comunità locale e sfera pubblica; questa caratterizzazione si riflette anche su piano giuridico, adattandosi ad istituti esistenti. Queste cooperative non si limitano all’erogazione di servizi: ridefiniscono la governance coinvolgendo direttamente i destinatari nella gestione. La compagine sociale — soci lavoratori, soci utenti, enti locali, associazioni — diventa strumento di coesione, capace di presidiare funzioni essenziali nei contesti in cui né il mercato né il pubblico garantiscono copertura. Il modello è presente in Lombardia, dove diverse realtà operano già secondo questa logica, spesso in assenza di un quadro normativo che ne riconosca la specificità e ne sostenga lo sviluppo.
Le due proposte a confronto
La Lombardia non parte da zero: l’art. 11 della L.R. 36/2015 già definisce le cooperative di comunità come soggetti che promuovono la partecipazione dei cittadini all’erogazione di servizi pubblici e alla valorizzazione di beni comuni. Manca però una disciplina operativa: nessun albo dedicato, nessuna misura di sostegno specifica, nessun dispositivo di raccordo con gli enti locali. È il vuoto che le due PDL intendono colmare. Entrambe prevedono un albo regionale e dispositivi strutturati di raccordo con gli enti locali, superando la logica della progettualità episodica. La proposta Casati include la valorizzazione di beni pubblici inutilizzati, una clausola valutativa e disposizioni transitorie. La proposta Schiavi introduce i “Patti di Comunità”, accordi multi-attore tra cooperative, enti locali e Terzo settore, e stanzia quattrocentomila euro annui per il triennio 2026-2028.
L’Alleanza della Cooperazione Lombarda ha accolto con favore entrambe le iniziative ed è pronta a partecipare alle audizioni in commissione, sede in cui prenderà forma il testo definitivo. Il bresciano esprime una densità cooperativa storicamente significativa: numerose realtà del territorio agiscono già secondo le logiche proprie della cooperativa di comunità, producendo beni relazionali e capitale sociale diffuso, spesso in assenza di un riconoscimento formale adeguato. Una legge organica restituirebbe visibilità e strumenti a chi già opera, abbattendo le soglie di accesso nelle aree a maggiore fragilità socioeconomica.
Massimo Olivari