Economia sommersa, il Focus Censis-Confcooperative: un buco da 197,6 miliardi, 3.350 euro a testa

Economia sommersa, il Focus Censis-Confcooperative: un buco da 197,6 miliardi, 3.350 euro a testa

Lavoro irregolare ed evasione valgono il 9,2% del Pil, più di un anno di spesa sanitaria nazionale. Dietro i numeri, 2,7 milioni di lavoratori pagati quasi la metà dei colleghi regolari «Il sommerso è un moltiplicatore di diseguaglianze». Il presidente di Confcooperative Maurizio Gardini commenta così i risultati del Focus Censis-Confcooperative “L’economia sommersa. Il costo […]

Lavoro irregolare ed evasione valgono il 9,2% del Pil, più di un anno di spesa sanitaria nazionale. Dietro i numeri, 2,7 milioni di lavoratori pagati quasi la metà dei colleghi regolari

«Il sommerso è un moltiplicatore di diseguaglianze». Il presidente di Confcooperative Maurizio Gardini commenta così i risultati del Focus Censis-Confcooperative “L’economia sommersa. Il costo dell’irregolarità per l’economia italiana”, presentato il 25 settembre.

Il sommerso è un’economia invisibile che non paga tasse e che fa sparire una ricchezza pari al Pil dell’Emilia-Romagna: 197,6 miliardi di euro, il 9,2% del Pil nazionale. Una cifra che sottrae a ogni italiano, dai neonati agli anziani, circa 3.350 euro e che basterebbe a coprire per oltre un anno la spesa sanitaria nazionale, pari a circa 142 miliardi. Dietro questi numeri, ha ricordato il presidente, c’è una realtà inaccettabile: 2,7 milioni di lavoratori irregolari, sfruttati e pagati quasi la metà dei colleghi in regola.

A pagarne il prezzo, ha aggiunto Gardini, sono prima di tutto le persone che lavorano senza tutele. Ogni euro che sfugge alla fiscalità generale si traduce in minori risorse per sanità, pensioni e servizi, e finisce per pesare sul debito pubblico e sulle generazioni future. Per questo il contrasto al sommerso va considerato una priorità per la coesione sociale ed economica del Paese.

Da dove nasce il sommerso

Il Focus individua tre componenti, di peso molto diverso:

  • sottodichiarazione dei redditi: 108,2 miliardi, in crescita del 21,6% rispetto al 2019. Riguarda imprese, professionisti e autonomi che dichiarano meno di quanto incassano, evadendo imposte sui redditi, sulla produzione e Iva;
  • lavoro irregolare: 77,2 miliardi (+4% dal 2019), ovvero rapporti di lavoro non registrati o dichiarati solo in parte;
  • altre voci: 12,2 miliardi, tra affitti in nero e mance non dichiarate nella ristorazione, nel settore alberghiero e nei servizi alla persona, rimaste sostanzialmente stabili.

A spingere la crescita del fenomeno, quindi, è sempre più l’infedeltà dichiarativa, più ancora del lavoro nero in senso stretto.

Chi lavora in nero guadagna la metà

Nel 2024 gli occupati irregolari sono 2 milioni e 725mila, 117mila in più rispetto alla stima precedente. Nell’arco 2019-2024 il loro numero è comunque sceso del 2,1%, mentre l’occupazione regolare è cresciuta del 5,4% (+1,219 milioni di unità).

Il dato più pesante riguarda le retribuzioni: un lavoratore irregolare guadagna in media 9,2 euro lordi l’ora, contro i 17,8 di un lavoratore regolare. Una differenza di 8,6 euro, pari al 48,3% in meno. Nell’industria in senso stretto il divario arriva al 53,5% (9,4 euro contro 20,2).

Evasione oltre i 100 miliardi l’anno

Tra il 2019 e il 2023 l’evasione fiscale e contributiva si è mantenuta tra 99 e 103 miliardi annui. Circa il 90% riguarda le imposte, in particolare l’Iva (30 miliardi) e l’Irpef di autonomi e imprese (oltre 36 miliardi). In media, su 100 euro di entrate tributarie attese, circa 17 non arrivano allo Stato (propensione all’evasione del 17,4%), quota che sull’Irpef di autonomi e imprese sale al 60,6%.

Il peso sul debito pubblico

Il conto ricade sull’intera collettività. Il debito pubblico ha superato i 3.000 miliardi, pari al 136,7% del Pil. Nel solo triennio 2021-2023 i mancati introiti fiscali e contributivi hanno toccato 313 miliardi: 88 in più dell’intera dotazione del Pnrr per l’Italia (225 miliardi). Secondo le simulazioni dell’Ufficio parlamentare di bilancio, un miglioramento strutturale della compliance fiscale potrebbe riportare il rapporto debito/Pil tra il 115,9% e il 118% entro il 2041.

Legalità e lavoro regolare, un impegno cooperativo

Per il movimento cooperativo, anche sul territorio bresciano, la lotta al sommerso significa difendere le imprese che rispettano contratti e regole, garantire dignità e tutele a chi lavora e contrastare una concorrenza sleale che penalizza la cooperazione autentica.