EDUCATIVA SCOLASTICA: DIRITTI INDIVIDUALI E RISPOSTE COMUNITARIE
di Valeria Negrini, vicepresidente di Confcooperative Brescia Uno dei temi che impegna quotidianamente il mondo della scuola, delle famiglie, delle organizzazioni di Terzo Settore è come fare in modo che disabilità e fragilità non siano da ostacolo all’apprendimento di ragazze e ragazzi, come l’ambiente scolastico possa essere davvero un luogo di crescita individuale e collettiva, […]
di Valeria Negrini, vicepresidente di Confcooperative Brescia

Uno dei temi che impegna quotidianamente il mondo della scuola, delle famiglie, delle organizzazioni di Terzo Settore è come fare in modo che disabilità e fragilità non siano da ostacolo all’apprendimento di ragazze e ragazzi, come l’ambiente scolastico possa essere davvero un luogo di crescita individuale e collettiva, di formazione per tutti coloro che la frequentano, indipendentemente dalle condizioni personali di ciascuno.
COMINCIAMO DA ALCUNI NUMERI
Nell’anno scolastico 2024/2025, i dati ufficiali del Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) indicano che la popolazione scolastica totale del sistema nazionale di istruzione ammonta a circa 7,95 milioni di studenti (comprensiva di circa il 10% che frequentano scuole paritarie), registrando un calo complessivo dell’1,68% a causa del decremento demografico.¹
Dall’ultima indagine ISTAT disponibile, pubblicata nel maggio 2026² e relativa all’a.s. 2024/2025, gli alunni/studenti con disabilità (Legge 104/1992) sono circa il 4,8%, con un aumento costante negli ultimi 10 anni nelle scuole di ogni ordine e grado (complessivamente circa 377.000 studenti).
A questi numeri si aggiungono quelli degli alunni/studenti con diagnosi di DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento: dislessia, disortografia, disgrafia e discalculia) che, nel giro di una decade, registrano un aumento del 600% delle diagnosi, ovvero dall’1% al 6%³, corrispondente a circa 354.000 alunni/studenti, in forza della Legge 170/2020 che tutela gli studenti con DSA e garantisce loro misure specifiche all’interno del percorso scolastico, evitando che questi ragazzi e ragazze siano additati come “poco intelligenti” o che “non si impegnano abbastanza”, ma vengano riconosciuti come persone che imparano in modo diverso e hanno bisogno di strumenti diversi.
All’interno del mondo scolastico, gli alunni con DSA fanno parte della più ampia categoria degli studenti con Bisogni Specifici dell’Apprendimento (BES). Ciò che li caratterizza è la necessità di una diagnosi medica per la certificazione della sussistenza del disturbo.
Quindi possiamo dire che circa l’11-12% di alunni/studenti presentano disabilità e/o difficoltà di apprendimento e/o necessità educative particolari.
L’aumento considerevole di certificazioni, in particolare DSA e Autismo, ha suscitato non pochi dibattiti tra chi lo interpreta come l’esplicarsi pienamente, dopo sei anni dalla sua approvazione, della Legge 170 del 2020 e chi,⁴ invece, segnala il rischio di un aumento influenzato più da una prassi terapeutica che da una cultura pedagogica e legge quindi la crescita delle certificazioni non tanto come giustificate da un affinamento delle metodiche diagnostiche, ma più che altro dall’esasperata tendenza all’etichettatura dei bambini, da una fragilità educativa genitoriale e dalla possibilità di avere risorse aggiuntive, con il rischio di procedere verso una progressiva medicalizzazione dell’approccio didattico.
Con una duplice conseguenza, a mio avviso: quella di una delega pressoché totale agli insegnanti di sostegno e agli assistenti educativi nella gestione degli alunni con difficoltà e, dall’altro lato, il ritorno all’idea della necessità di “classi o scuole speciali o separate”⁵ (abolite, per fortuna, dalla storica Legge 517 del 1977).
Sullo sfondo, ma neanche tanto, ci sono poi altri problemi legati all’insufficienza degli insegnanti di sostegno (rapporto ISTAT), alla loro, a volte, scarsa o non adeguata preparazione, al fatto che spesso cambiano scuola/classe di anno in anno o addirittura durante l’anno scolastico.⁶
ASSISTENZA EDUCATIVA SCOLASTICA, DA DOVE SIAMO PARTITI
Non è questo il luogo, anche perché non ne ho le competenze, per entrare a fondo nelle questioni cui ho brevemente accennato nei paragrafi precedenti; piuttosto vorrei fare un affondo su un altro tema che ha impegnato a lungo anche il sistema di rappresentanza della cooperazione sociale, ed in particolare Confcooperative Federsolidarietà Lombardia; mi riferisco al tema dell’assistenza scolastica svolta dall’assistente specialistico all’autonomia e alla comunicazione (ASACOM).
In un documento dell’aprile 2022 e consegnato all’assessorato Istruzione, Formazione e Lavoro, così come in una Nota inviata il 1 agosto dello stesso anno al Dipartimento Istruzione, Educazione, Edilizia Scolastica di Anci Lombardia, Federsolidarietà Lombardia evidenziava diverse criticità che, nel corso degli anni, hanno interessato questa figura: l’interpretazione spesso “ambigua” nei bandi di gara da parte degli Enti Locali; le insufficienti risorse economiche dedicate; il problema della non remunerazione del lavoro in caso di assenze dell’alunno/a, così come del non riconoscimento economico del tempo necessario per il coordinamento del servizio, per la formazione, per la necessaria costruzione di una rete con il territorio e le famiglie, per la progettazione di un intervento che è sì personalizzato sullo studente avente diritto, ma deve coinvolgere l’intera classe se si vuole davvero favorire l’inclusione.
In questi documenti avanzammo anche delle proposte, in primis quella di definire in modo chiaro il profilo dell’educatore, con la richiesta, nata grazie ad un’indagine approfondita che ha coinvolto pressoché tutte le cooperative sociali lombarde associate che gestivano tale servizio, che Regione definisse un percorso di qualificazione specifico per questa attività e che, a fronte di una maggiore competenza e formazione, ci fosse un adeguato riconoscimento economico.
Ciò avrebbe consentito di equiparare e ricomporre la frammentazione e differenziazione di richieste all’interno del territorio regionale, nonché di superare la criticità strutturale di insufficienza di figure titolate rispetto alla quantità di richieste.
Se da parte di Anci non ci fu alcuna risposta, l’Assessorato regionale avviò invece un gruppo di lavoro che portò, nel giugno 2023, ad una prima delibera importante, la DGR 312, nella quale vennero approvate le nuove “Linee guida per i servizi di inclusione scolastica” che andavano a sostituire quelle oramai datate della DGR 6832/2017.
Già in questa delibera venivano accolte diverse proposte elaborate dal gruppo di lavoro, quali ad esempio un primo adeguamento economico da 20 euro a 23 euro ora, con l’invito esplicito affinché “i Comuni sono tenuti a corrispondere ai soggetti economici selezionati un importo orario non inferiore a € 23,00, che equivale al contributo orario riconosciuto da Regione Lombardia”.
Ancora: una più chiara definizione dei compiti: “il servizio si configura come supporto educativo e mira a favorire lo sviluppo e l’accrescimento di competenze personali, culturali, di apprendimento, relazionali e di socializzazione necessarie per acquisire autonomia e capacità di comunicazione, sia nell’ambito delle attività educativo-didattiche sia nelle attività extra-scolastiche e di eventuali ulteriori contesti di vita.”
Con l’importante sottolineatura⁷ che “al servizio in oggetto non afferiscono attività di carattere meramente ed esclusivamente socio-assistenziale di base o socio-sanitarie”.
L’orario di lavoro dell’assistente educativo, definito ad inizio del mandato, non può subire riduzioni causate da brevi assenze (fino a 10 giorni scolastici consecutivi) dello studente in carico; pertanto, nel caso di assenza dello stesso, l’assistente educativo è tenuto comunque a recarsi in classe per svolgere le attività di promozione dell’inclusione con il gruppo classe, coordinandosi con gli insegnanti, previo accantonamento di eventuali ore necessarie all’affiancamento dell’alunno per incontri, gite, uscite, eccetera.
Per assenze superiori a 10 giorni scolastici consecutivi si procede alla riprogrammazione del servizio in accordo con la scuola e con gli enti locali.
A CHE PUNTO SIAMO
Da quella importante delibera il lavoro delle Centrali Cooperative – in particolare di Confcooperative Federsolidarietà – è proseguito per riuscire a definire il profilo professionale ASACOM, atteso che una laurea triennale o magistrale in discipline afferenti alle tematiche dell’educazione rimane il profilo professionale auspicato per svolgere il compito di educativa scolastica.
La necessità di mettere mano al profilo ASACOM nasce dal fatto che, nonostante dal punto di vista normativo la Legge 104 del 1992, all’articolo 13, comma 3, preveda esplicitamente l’obbligo per gli enti locali di garantire l’assistenza per l’autonomia e la comunicazione agli alunni con disabilità, quella previsione è rimasta per lungo tempo una norma “di principio”, non accompagnata da una definizione puntuale del profilo professionale.
Questo ha fatto sì che la figura si sviluppasse in modo progressivo e differenziato nei territori.
In assenza di una regolazione nazionale, sono stati infatti gli enti locali e le Regioni a costruire nel tempo il servizio, dando origine a modelli diversi: in alcuni contesti si parla di ASACOM, in altri di assistente educativo-culturale o educatore, con differenze nei requisiti, nella formazione e nell’inquadramento contrattuale.
Questa evoluzione “dal basso”, pur portando con sé una componente positiva, perché ha consentito di adattare il servizio ai bisogni dei territori, ha tuttavia prodotto una forte eterogeneità e una mancanza di riconoscimento uniforme della figura.
Parallelamente, nel tempo, si è trasformata anche la lettura del ruolo: da una funzione spesso interpretata in chiave assistenziale, si è progressivamente affermata la natura educativa e di mediazione, oggi riconosciuta anche nelle più recenti proposte normative.
Si arriva così alla DGR 4498 del 3 giugno 2025, che regolamenta lo standard professionale e formativo dell’assistente all’autonomia e alla comunicazione personale (ASACOM) degli alunni e degli studenti con disabilità.
Confcooperative Federsolidarietà Lombardia ha lavorato a questo con la consapevolezza che l’intervento sul profilo non fosse un’operazione puramente tecnica.
Significava infatti, come abbiamo già detto, intervenire su un sistema già esistente e stratificato, in cui operano migliaia di lavoratori con percorsi e qualificazioni diverse e si inserisce in una fase di particolare difficoltà per queste professioni, caratterizzata da problemi di attrattività, precarietà e turnover elevato.
Per questo motivo, la definizione di standard più elevati doveva – a nostro avviso – necessariamente confrontarsi con alcune esigenze cruciali: la tutela del personale già in servizio, attraverso meccanismi di transizione adeguati; la sostenibilità organizzativa ed economica del sistema, che si regge anche su modelli di gestione differenziati; la necessità di rendere la professione più attrattiva e stabile, evitando che l’innalzamento dei requisiti si traduca in una ulteriore difficoltà di reperimento del personale; il costante aumento del numero di alunni con certificazione, per i quali l’esigibilità del diritto allo studio deve trovare le condizioni per essere garantita attraverso personale sufficiente e adeguatamente formato.
IL PROFILO ASACOM
La DGR 4498/2025 recepisce molte delle nostre indicazioni e preoccupazioni, definendo un percorso formativo di 600 ore (350 ore teoriche e 250 ore di tirocinio) e i requisiti minimi per accedervi; indicando alcune tipologie di esenzione e prevedendo, per una serie di persone già impiegate nel servizio e in possesso di alcuni titoli formativi, il riconoscimento di crediti formativi che consente la frequenza a percorsi ridotti, nonché il periodo transitorio di applicazione.⁸
Sul finire dello stesso mese di giugno, il 23, arriva infine anche la DGR 4614 che aggiorna il costo medio orario per i lavoratori delle cooperative (modifica alle Linee guida per i servizi di inclusione scolastica, approvata con DGR 312 del 15 maggio 2023), portandolo da 23 a 24,50 euro per l’a.s. 2025/2026 e a 26 euro a partire dall’a.s. 2026/2027.
Sulla questione del costo orario, Regione si è espressa anche recentemente⁹, con una nota firmata di pugno dall’Assessore Tironi a luglio e presente anche sul sito di ANCI Lombardia, nella quale, richiamando il costo orario così come definito dalla DGR 4614/2025, ribadisce che il costo orario è da assumere come riferimento “non solo ai fini della determinazione del contributo regionale, ma anche quale parametro per la remunerazione dei soggetti affidatari del servizio da parte dei Comuni…”.
Pertanto, “le procedure di affidamento del servizio di assistenza agli studenti e agli allievi con disabilità da parte dei Comuni devono stabilire una base d’asta minima di 26.00 euro per permettere il rispetto delle tabelle del CCNL di settore e il rispetto della delibera regionale attuativa.”
Con il Decreto 14266 del 14 ottobre 2025, Regione Lombardia apre il bando per gli Enti Accreditati alla formazione per il 1° corso ASACOM regionale, cui segue un secondo bando con DGR 5870 del 16 marzo 2026 e con DGR 5833, sempre a marzo, viene prorogato il periodo transitorio fino a tutto l’anno scolastico 2026/2027, definendo inoltre, in modo più puntuale, quali sono le classi di laurea esentate dal percorso, quali i servizi educativi analoghi validi per l’accesso, e rimandando l’obbligo a regime dei titoli definitivi all’anno scolastico 2027/2028.
IL LIVELLO NAZIONALE
Nel frattempo in Parlamento, fin dal 2023 sono stati presentati diversi Disegni di Legge relativi alla figura dell’assistente scolastico, recentemente confluiti nel DDL n. 236 approvato in Senato a gennaio 2026 e il DDL assegnato alla Camera n. 2771 che prevedono, entrambi, “Modifiche al decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 66, in materia di promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità”.
Su questo, sulle potenzialità e criticità contenute nella proposta di legge, rimando all’ottimo ed esaustivo commento della presidente regionale di Confcooperative Federsolidarietà Lombardia, Mariagrazia Campese, apparso su Vita non profit ai primi di maggio.¹⁰
INTANTO SUL TERRITORIO…
Ma, come le e i cooperatori sociali ben sanno, essendo questa la cifra del nostro essere cooperative sociali, mentre politici e amministratori cercano di adeguare norme e leggi ai cambiamenti sociali, sul territorio lombardo si sono avviate sperimentazioni e innovazioni volte a rispondere in modo più efficace a quelle criticità che abbiamo segnalato in apertura: aumento delle certificazioni di disabilità e soprattutto di DSA, frammentazione degli interventi, scarso apprezzamento del ruolo svolto dalle/gli assistenti che spesso si traduce anche in un misero riconoscimento economico.
Sono nate così, da queste e altre criticità, diverse esperienze in Lombardia, promosse da cooperative sociali in stretta relazione e connessione con i Piani di Zona, con le Direzioni scolastiche, con le famiglie, con altre organizzazioni del terzo settore: in provincia di Varese (cooperativa sociale TOTEM), in quella di Monza e Brianza (cooperativa sociale AERIS di Vimercate), a Mantova (diverse cooperative sociali del Consorzio Sol.Co MN).
In tutte queste sperimentazioni si attua un’educativa scolastica che supera la logica del rapporto esclusivo 1 a 1 (ad personam), focalizzandosi non solo sul singolo alunno/a certificato/a, ma lavorando sull’intero contesto della classe o su piccoli gruppi di studenti, favorendo una reale inclusione e supportando anche dinamiche di disagio relazionale o sociale non necessariamente certificate.
In questo modo si cerca di evitare la stigmatizzazione: l’alunno con disabilità non viene percepito come “isolato” con il proprio assistente, ma come parte attiva del gruppo; si lavora meglio sull’autonomia, riducendo la dipendenza totale dello studente dall’adulto, stimolando le relazioni tra pari; si rende anche più sostenibile l’intervento da parte degli Enti Locali, competenti in termini di copertura della spesa per le scuole dell’infanzia e di primo grado.
A Vimercate (Monza e Brianza), dove la sperimentazione “InnovAes” è partita nel 2022, al centro di questo nuovo modello di didattica inclusiva, cui oggi aderiscono 71 istituti scolastici, c’è il ruolo pedagogico dell’educatore scolastico, pienamente integrato nelle équipe e riconosciuto come figura attiva nei processi educativi quotidiani.
Alla base del modello vi è la collaborazione tra educatori e insegnanti, che lavorano insieme per promuovere benessere, relazioni significative e successo scolastico per tutti, trasformando ogni aula in un ambiente più accogliente, cooperativo e inclusivo.
Nell’esperienza di Mantova, avviata già nel 2020, grazie al lavoro e all’impegno delle cooperative sociali interessate e della Federazione provinciale, la transizione verso modelli di educativa scolastica a gruppi o di plesso è inserita all’interno dei Piani di Zona del Distretto di Mantova e dell’Asolano e si focalizza sull’integrazione tra la scuola, le risorse del territorio e la rimodulazione degli interventi educativi.
I comuni spingono affinché le ore erogate non siano rigidamente frammentate sul singolo, ma co-progettate con i docenti per rispondere ai bisogni di inclusione dell’intera classe.
Sono state elaborate, con il supporto di consulenti pedagogici e di formatori universitari, specifiche Linee Guida e/o protocolli che definiscono il modello pedagogico di Ecos (Educatore della Comunità Scolastica), che al centro ha l’idea che la scuola sia un “bene comune”, dove il benessere dell’alunno fragile si realizza attraverso la crescita dell’intero ecosistema.
Come dice la prof.ssa Cristina Bertazzoni – anima di questo modello – “la valorizzazione degli educatori scolastici ha come fine quello di migliorare il servizio stesso, con una ricaduta positiva per l’intera comunità scolastica. A questa figura è infatti affidato l’importante compito di sviluppare il processo di inclusione attraverso la capacità di coltivare competenze sociali e relazionali di tutti gli alunni della classe: solo così si può garantire un’autentica inclusione che dà voce e valore a tutte le diversità perché siamo tutti diversi. L’educatore della comunità scolastica è impegnato a creare una rete virtuosa che relaziona con varie realtà del territorio, sempre in un’ottica inclusiva”.
L’educatore scolastico non viene più inteso come un “docente di sostegno privato”, ma come una figura che unisce la scuola con la sfera domiciliare (mantenendo la connessione con il Servizio Educativo Domiciliare Minori), con diverse attività nel tempo libero che coinvolgono tutti i compagni di classe, nella costruzione di percorsi co-progettati con gli alunni/studenti stimolati a ideare e realizzare iniziative comuni, sviluppando empowerment e senso di appartenenza; o ancora nello strutturare setting flessibili, ambienti di apprendimento dinamici, aperti anche all’outdoor education (didattica all’aperto in natura).
Queste sperimentazioni hanno allarmato alcune associazioni che si occupano di advocacy¹¹, che hanno invitato le famiglie di alunni/e con disabilità a vigilare attentamente sulle modalità con cui si attua il servizio di assistenza educativa e sull’uso corretto della figura dell’educatore di plesso, palesando il rischio che, in questo modo, vengano ridotte le ore di assistenza o si creino gruppi separati di alunni con disabilità e potenziali forme di discriminazione.
Ribadendo inoltre che ogni alunno/a ha diritto a un intervento personalizzato, non standardizzato o raggruppato, in base al proprio PEI (Piano Educativo Individualizzato), come stabilito dall’art. 13 della Legge 104/1992.
Tuttavia l’idea che un diritto individuale possa essere riconosciuto solo attraverso l’azione di un singolo rischia, a volte ed in particolare all’interno della comunità scolastica, di produrre segregazione anziché personalizzazione.
In tutte queste sperimentazioni, è il gruppo classe così stimolato che diventa esso stesso un “dispositivo inclusivo”; è la responsabilità che si amplia attraverso un costante e attento lavoro di rete che non si fa ostacolare da rigide norme, divisioni, segmentazioni; è una didattica attiva e di gruppo che prende piede senza alcun discapito sull’apprendimento di nessuno.
In questo modo si sono risolti anche alcuni problemi, perché si è riusciti a garantire la presenza dell’educatore all’avvio dell’anno scolastico (cosa non sempre scontata), a minimizzare la frammentazione/parcellizzazione delle risorse educative sugli Istituti Comprensivi; ma anche a favorire la continuità educativa e la collaborazione con il personale docente, di sostegno e curricolare e a valorizzare le competenze e la professionalità della figura dell’educatore, restituendo dignità a un lavoro spesso sottovalutato nella sua importanza.
È evidente che il passaggio da un modello di assistenza individuale a un modello di comunità richiede anche una profonda ristrutturazione negli appalti pubblici e delle modalità di inquadramento lavorativo; non è un caso che queste sperimentazioni si siano sviluppate attraverso una logica di coprogettazione tra scuola-ente locale-cooperativa e non mediante lo strumento della gara di appalto.
… E A BRESCIA
Anche nella nostra Unione Provinciale, grazie alla collaborazione con la Federazione territoriale di Mantova e dopo diversi incontri di scambio, conoscenza, analisi dei problemi, si è avviato un percorso per formare la figura dell’ECOS – Educatore della comunità scolastica.
L’iniziativa si propone come un vero e proprio laboratorio di confronto e analisi, in cui i partecipanti contribuiscono alla co-costruzione di un nuovo modello di intervento educativo territoriale, da sperimentare in ambito distrettuale.
Il progetto prevede infatti la costituzione di un gruppo pilota composto da cooperative sociali selezionate, che lavoreranno in sinergia con gli Uffici di Piano, gli Uffici Scolastici e i Servizi di Neuropsichiatria delle ASST, per estendere gradualmente l’attività a livello provinciale.
L’obiettivo di questo progetto è chiaro e ambizioso: riconoscere e valorizzare il ruolo degli ECOS come promotori attivi di inclusione, in grado di contribuire allo sviluppo delle competenze relazionali e sociali di tutti gli studenti, andando oltre il contesto scolastico e creando reti educative territoriali solide e virtuose.
Un lavoro complesso ma necessario, capace di generare un impatto positivo e duraturo su tutta la comunità.
NOTE
¹ Il Sole 24 Ore – “Denatalità shock a scuola: 134mila studenti in meno da settembre”.
Il Sole 24 Ore – articolo citato nella nota 1
² ISTAT – “L’inclusione scolastica degli alunni con disabilità – Anno scolastico 2024-2025”.
ISTAT – L’inclusione scolastica degli alunni con disabilità
³ Ultime statistiche MIM (2022-2023): gli studenti con certificazione DSA sono quasi il 6% della popolazione scolastica statale e paritaria. L’incidenza esclude i primi due anni della scuola primaria e la scuola dell’infanzia.
⁴ Raffaele Iosa – “Il tramonto dell’inclusione”.
Education 2.0 – Il tramonto dell’inclusione
Avvenire – “Bambini difficili, tutti dal neuropsichiatra? No, meglio educare”, con Marina Terragni e Daniele Novara.
Avvenire – articolo citato nella nota 4
⁵ Vita – “Inclusione, dove sei? Uno su tre non ci crede più”.
Vita – Inclusione, dove sei? Uno su tre non ci crede più
⁶ Orizzonte Scuola – “Il 60% degli alunni con disabilità cambia insegnante di sostegno: 57mila senza titolo specifico alla primaria. Il 28% un posto vacante su dieci ancora dopo settembre: i dati ISTAT”.
Orizzonte Scuola – articolo citato nella nota 6
⁷ Il paragrafo 6.1.6 delle Linee Guida “Distinzione rispetto al servizio di assistenza a favore degli studenti con disabilità sensoriale” specifica che l’assistenza agli studenti con disabilità sensoriale si caratterizza per la specificità del bisogno a cui deve fare fronte, con la finalità di agevolare la comunicazione, la partecipazione e il raggiungimento dei risultati scolastici e formativi degli studenti interessati da limitazioni visive e uditive. L’assistente educativo, a cui si riferiscono le presenti Linee guida, è figura distinta dal professionista “Assistente alla comunicazione per bambini e studenti con disabilità visiva e/o uditiva” che si occupa degli studenti con disabilità sensoriale, e che ha un profilo professionale specifico inserito nel Quadro Regionale degli Standard Professionali con Decreto n. 7947 del 6 luglio 2020.
⁸ Confcooperative Federsolidarietà Lombardia – “Educativa scolastica: Regione regolamenta la figura dell’ASACOM e il percorso formativo”.
Confcooperative Federsolidarietà Lombardia – Educativa scolastica
⁹ ANCI Lombardia – Nota sull’inclusione scolastica degli studenti con disabilità nelle scuole secondarie.
ANCI Lombardia – Inclusione scolastica studenti con disabilità
¹⁰ Vita non profit – “Assistente all’autonomia e alla comunicazione: chi è, chi sarà e perché tutti ne parlano”.
Vita – Assistente all’autonomia e alla comunicazione
¹¹ LEDHA – Approfondimento sulle modalità di attuazione del servizio di assistenza educativa e sulla figura dell’educatore di plesso.
LEDHA – articolo citato nella nota 11